Read Red Road al Salone del Libro: la seconda parte della settimana


Giorno quattro
Quarta giornata al Salone.

Cinque ore di sonno.

Una presentazione.

Un firmacopie.

Tre giovani studentesse allo stand.

Una scolaresca.

Paolo Migone, pronto per la presentazione de Il Mostro di Procida

Un comico.

Un doppiatore.

Un illustratore.

Due autori.

Una libreria attiva e viva.

Un treno dietro l’altro a portare amici.

Un costante batticuore per una giornata che, a oggi, ci è sembrata la più emotivamente impegnativa.

Un grazie di cuore a chi è stato con noi, a chi è venuto per noi, a chi ci ha seguito a distanza.

Un grazie a chi ha seguito la presentazione in presenza e a chi lo ha fatto online.

Mentre ci prepariamo a domani, all’arrivo di Alice e Pina per altri due firmacopie e al ritorno di Mauro e Marco, possiamo svelarvi che, oggi, abbiamo comprato un libro per noi e mentre raccogliamo i cataloghi e facciamo foto delle novità, ci interroghiamo sulla lettura, sui libri, sui lettori.

Sul presente e sul futuro.

Presentazione Il Mostro di Procida, 20 maggio, Sala Verde

Su voi e noi.

Che poi a questo servono le fiere: a esserci e a guardarsi intorno.

A stare fermi per cogliere movimenti e tendenze.

A ricordarsi per chi e perché si fanno le cose.

Giorno cinque
La quinta giornata a Torino è il Road.

Il trovarsi d’un tratto circondata da autori e ripensare alla strada fatta.

Ripescare dall’album delle foto quella scattata tre anni fa e cogliere tutto il cammino realizzato.

La quinta giornata è il caffè con la collega dello stand vicino, la consegna di Io sono Nina a Nicoletta Costa, l’appuntamento per una nuova distribuzione, la consapevolezza di un nuovo sviluppo.

Da destra Marco Faccio, Alice Caldarella, Pina Irace e Mauro Scarpa

La quinta giornata è lo scambio di titoli tra gli autori, la condivisione, la programmazione di eventi comuni, la scelta delle date per un tour tra le librerie.

La quinta giornata è il piccolo di casa che spinge le vendite, è lo sguardo al futuro, è la consapevolezza di un possiamo, è la decisione di andare lontano.

La quinta giornata è il giro di boa, il Salone a metà, gli amici che partono e quelli che arrivano.

La quinta giornata è il dopo presentazione, il coraggio di riguardarsi, il sapere che si può (e deve) far meglio, la gratitudine per ciò che di bello accade.

La quinta giornata sono i libri per voi, la ricerca di nuovi autori, lo sguardo sui piccoli lettori.

La quinta giornata è Pina, Marco e Mauro e Ie loro pubblicazioni a due cifre. È Alice che disegna, è Pino che sale in bicicletta e pedala, è lo spazio tra quel c’era una volta e il finché giorno che non ci stanchiamo di seguire.


Giorno sei
La sesta giornata a Torino è la giornata che ingrana.

È il Salone pieno e i flussi di gente.

È la stanchezza che arriva.

È la malinconia che si insinua per la conclusione vicina.

È la familiarità con le persone allo stand. E la commozione dei primi saluti.

La sesta giornata sono gli affetti. Chiara, Caterina, Silvia, Marika che sono venute qui per noi.

Chiara che parte da Roma per sostenerti.

Silvia che smuove una famiglia intera da Milano per esserci.

Marika che ritrovi dopo 11 anni e sembra ieri.

Fulvio che passa a sorpresa.

Cecilia che ci sta raggiungendo per lo sprint finale.

Sono Laura, Raffaella, Ale, Ila, Luisa che ti scrivono per sapere come va.

È la concretezza degli affetti.

È il gioire condiviso per un traguardo che è comune.

La sesta giornata è programmare il rientro.

Incontrare blogger e traduttori.

È guardare avanti.

È realizzare che siamo fatti per poche cose ma curate.

Che la domenica è la giornata dei bimbi e dei nonni.

Che qui, come in libreria, le persone vanno guardate e ascoltate.

La sesta giornata è una cena prima delle 22.

È confidare di riuscire a leggere due pagine senza crollare.

È la domenica sera.

È la settimana che si conclude.

E quella che sta per iniziare.

Sono gli ultimi due giorni.

Sono il Read, il Red e il Road.


Giorno sette
La settima giornata a Torino è la più divertente.

E la più coinvolgente.

Inizia all’alba tra mail e messaggi e si conclude 19 ore dopo, circa.

Si inaugura con una colazione lenta, si snoda tra la ricerca di un corriere e la pianificazione del rientro.

Si colora dell’arrivo di Cecilia, degli incontri allo stand, delle bibliotecarie e delle docenti.

Vive attimi di empatia pura, al passaggio di chi ci ha conosciuto online e ci ritrova in presenza

Nel mezzo, ci sono momenti di sosta e l’adrenalina che cala lasciando il passo alla stanchezza.

Intanto immaginiamo quando rivederci, come mantenere i contatti con le persone che hanno vissuto con noi queste giornate ma non abitano a Roma. E, mentre scattiamo le foto agli stand vicini, facciamo finta che non siano le ultime ore.

Assaporiamo l’attimo, godiamo dell’istante, ci guardiamo intorno a voler custodire ogni angolo di questo posto che ci ha accolto.

Quando l’altoparlante annuncia la chiusura del salone, l’applauso nasce spontaneo. Gli occhi si inumidiscono. La commozione sale. Tanto.

Raccogliamo le ultime cose e ci dirigiamo verso l’uscita.

Le foto le scattiamo senza soluzione di continuità, confidando di trovare la data del prossimo anno.

Arriviamo talmente stanchi che andiamo direttamente a cena.

Siamo con Cecilia e la serata trascorre tra racconti e letture. Tra presente e passato.

È la nostra ultima sera qui.

Domani, dalle 9, smonteremo lo stand e prenderemo il treno per Roma.

Domani, ovvero tra qualche ora.

Domani, quando già tutto questo ci mancherà.

Domani.

Gruppo di lettura adulti

Il tam tam delle 18.30 a pioggia battente(Confermiamo? Ci spostiamo su zoom? Sto partendo dall’ufficio, si fa?) termina alle 1850.Con