Quando le certezze vacillano, la speranza non sia resa ma costante ricerca. Buon agosto, di coraggio e imprevisti.

Prima del viaggio
Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le prenotazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si scambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio si informa
qualche amico o parente, si controllano
valigie e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.
(Eugenio Montale, Satura)

Mentre sistemiamo i libri, liberiamo la vetrina, separiamo le cose da tenere e quelle da buttare, ci accompagna l’eco di questo mese.
Luglio non è stato solo solitario, è stato denso di fatiche e sofferenze diffuse.
C’è una stanchezza nell’aria, una pesantezza, una non spensieratezza che – trasversalmente – circola.
Non siamo pessimisti bensì solo sensibili.
Cogliamo tra le righe e i non detti, tra i messaggi e le chiacchiere di chi passa a salutarci un senso di malessere.
“È il primo anno che non faccio follie a luglio”.
“Non ho progettato viaggi, volevo solo casa e tranquillità”.
“Questa è una di quelle estati che prima passa e meglio è”. 
Sono le vostre parole, sono l’aria vera che tira.
Iniziamo a registrare scricchiolii, il caldo affatica chi resta in città e le persone più anziane, ma la vera pressione è altrove, nei posti fissi messi in discussione dall’intelligenza artificiale, nell’aumento dei prezzi che fanno vacillare famiglie un tempo dotate di solidità economica, nel futuro che si mostra incerto. Traslochi, trasferimenti, cambi di lavoro che fanno male.
Siamo sballottati in un riassetto non voluto e non cercato. Sta cambiando il mondo. Si frattura o si divide. SI allargano gli estremi. Ricchezza e povertà, analogica e digitale, innovazione e tradizione.
È questo che desideriamo? È questo che immaginiamo per noi e per i nostri figli?
Abbiamo tutto e stiamo male.
Abbiamo tutto e profondamente sentiamo che qualcosa non torna.

Nel tanto discusso Odissea, le donne tengono il comando. Curano e indirizzano. Tolgono le armi. Svelano la ferocia dell’animo umano. Allevano nuove generazioni. Tessono tele di pace. Rifiutano la guerra. Puniscono con la morte chi non ha avuto la minima esitazione nel sacrificare la vita altrui.

Una lettura al femminile che ci ha colpito e lasciato mille spunti. Se la grandezza dell’Odissea è in quello che ancora oggi sa dirci, il coraggio di Nolan è stato quello di mostrarcelo nudo e crudo, nero su bianco, forse non a caso oggi, in un’epoca che non sembra tanto distante dal quel quinto secolo che andava declinando.

È tutto perduto?
Montale direbbe di no, che c’è un imprevisto che può ancora salvarci.

Abbiamo un tempo di ferie. Abbiamo un’occasione di ascolto. Possiamo continuare a stordirci o accettare di fermarci. Potrebbe essere spaventoso. O coraggioso. Potrebbe avere seguiti inaspettati.

Possiamo coltivare la noia, quella cui abbiamo dedicato l’ultimo albo illustrato di Pina Irace (Quando sarò) quella che ci fa vacillare ma anche ripensare e ripensarci. Possiamo iniziare a cercare di recuperare l’umano, quello a cui il Papa ha dedicato l’enciclica che stiamo leggendo in queste settimane. Un’analisi dell’attualità che dovrebbe essere la premessa di qualsiasi programma politico.

La sfida che ci aspetta al rientro è immensa. E per questo studiamo e leggiamo.

Per comprendere. Per ridurre le distanze, per empatizzare con chi vive un momento faticoso, una difficoltà temporanea o permanente.

Per trovare conforto e farci compagnia. Per stringere legami mentre il mondo prova dividerci. Per non disperarci. Una tela si disfa in una notte ma si costruisce lentamente, filo dopo filo.

In questa direzione, vanno i libri che leggeremo e quelli che pubblicheremo. Daremo spazio ai classici, agli autori italiani, alle storie di migrazioni e schiavitù, ai testi che raccontano i passaggi epocali della Storia e la bellezza della quotidianità.

Agli adulti il sapere, ai giovani la fantasia di un mondo che, mentre si può salvare, va immaginato nuovo.

Noi lo stiamo già facendo con Ciao, Andrej, in uscita ad ottobre, in cui Angelo Petrosino scrive “Sperare in qualcosa non significa stare fermi ad aspettare che si realizzi da sola. Chi spera, dev’essere anche uno che agisce per ottenere ciò che vuole e desidera. Altrimenti la speranza è inutile e coincide con la rassegnazione”, lo canteremo con i versi di Mario Elpini che il 22 settembre presenterà Il cuore tra le nuvole e lo toccheremo con mano con la proiezione de La Restanza al cinema, il 15 ottobre.

La libreria è chiusa per ferie, per riposo, per fisiologica sosta.
Ci leggerete sui social e forse ancora qui, quando sarà impossibile non condividere un’emozione, un verso, una riga, una visione.
Torneremo a settembre, pronti per un nuovo viaggio.

Che sia una bella estate. Che sia un’estate buona per tutti voi.
Daniela

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni o i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere: non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi o Lestrigoni no certo, ne’ nell’irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l’anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga, che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre, tutta merce fina, e anche profumi penetranti d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti”.
(Itaca 1911 – Konstantinos Kavafis)

Finché un giorno.

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Presentazione libro Il Malacologo

Martedì sera, alle 19.30, ospiteremo la presentazione de #Ilmalacologo, scritto da Lorenza Raponi e pubblicato da Rubettino. Abbiamo conosciuto Lorenza