Buon compleanno, Read Red Road

Ieri sera ho spento la luce della libreria e, in quella penombra rischiarata dal led del mobile bianco, mi sono guardata intorno. Un gesto che faccio quasi ogni sera, salutando con gioia e gratitudine questo spazio

Quell’attimo silenzioso e solitario in cui la libreria mi rimanda l’idea di una solidità e una concretezza.
Una cosa che non c’era e oggi c’è. Un sogno realizzato. Questo post era nella testa ma non era scritto.
Non c’era l’urgenza per questi dieci anni. Perché non sono un traguardo ma una tappa.

Perché oggi è, semplicemente, uno ieri più consapevole. Sogno, tenuta, trasformazione e impatto, sono le parole. E un io che – insieme a voi – si traduce in noi. Il sogno è quello che condivido con i bambini e gli adulti dal cuore bambino. Quello che c’è nei libri pubblicati. In Io sono Nina, in Emme come, ne L’opposto. Il sogno di essere ciò che desideri, la possibilità di affermare, ogni giorno, non vorrei una vita diversa da quella che ho.
Il sogno per cui molli tutto, scegli la strada più difficile, faticosa, in salita. E sfidi la paura coltivando il coraggio, quello della storia di Capo Giuseppe in arrivo.

E gli investimenti?

Sono il tempo e i soldi.
Che non sono quelli che hai, ma quelli che decidi come impiegare. Scegliendo o rinunciando a un viaggio, a un balcone o a un terrazzo, a un abito firmato, a una vita tranquilla, alla stabilità di un posto fisso e di uno stipendio garantito. A un tenore di vita diverso.

La tenuta, o la durata. In un mondo che è mordi e fuggi, resistere dieci anni è da pochissimi. E dieci anni sono il cimento di chi fa i conti con la quotidianità, con il sogno che si sporca, si complica. Sono le tappe di un bambino da 0 mesi alla fine della scuola primaria. Di una realtà che cambia e ti costringe a studiare, a imparare. A rimodulare. Già, trasformazione. Dieci anni si attraversano se il sogno è solido e la mente plastica. Se la testa è dura e la fantasia infinita. Se si ha un equilibrio interno talmente potente da poter cambiare mille volte. Ogni giorno.

La trasformazione è prendere la tua laurea in lettere classiche e imparare di economia, logistica, amministrazione, legislazione. Assecondare la crescita di chi ti sta intorno. Fare i conti con il covid, i dehor abusivi, la concorrenza leale o sleale che ogni sogno altrui suscita.

Impatto. La cosa più tangibile e auspicabile è quando il tuo sogno incide, come un sasso, nel mare di chi ti sta intorno. Se migliora te e fa smuovere qualcosa negli altri. Se diventa stimolo, propulsore, aggregatore. Se rilancia e sfida i sogni nel cassetto di un altro e glieli fa mettere in atto. Se avvicina alla pratica più antica e bistrattata: il ritrovarsi, l’uscire dalla comfort zone, il guardarsi negli occhi, il condividere sguardi ed emozioni.

E condisci tutto con la critica, l’invidia, i colpi bassi. Aggiungi i no, quelli ricevuti e i tanti detti, il costante rifiuto di ciò che non siamo e non vogliamo essere o diventare. È quello che è accaduto in dieci anni. Suggellato dalla fatica, dalle lacrime, dalla responsabilità di ogni scelta (rispondo di ciò che faccio), dalla preferenza per la qualità alla quantità, caratterizzato da scelte scomode e meno accomodanti, mettendoci la faccia, rischiando di perdere tutto perché sempre pronti a ricominciare da capo. Accompagnato dagli amici di una vita.Che, se le vite sono state tante in questi anni, comprenderete quanti sono gli amici. O gli ex.

Oggi il post è in prima persona perché questo spazio è nato dal sogno di uno e, dopo dieci anni, comincio a credere che quell’uno sia stata io. Mentre scrivo, accanto a me trovo chi c’era dieci anni fa e i tantissimi che sono arrivati nel tempo. Oggi racconto con uno sguardo più certo, un sogno più grande, la tenerezza infinita per la quarantenne che scelse una favola e l’ha trasformata in racconto. Andante.

Il resto ce lo diremo nei prossimi mesi, adesso lasciatemi ringraziare i due uomini di casa.

Gli A&A che sostengono questo sogno. Che ne vivono più di tutti gli umori e i dolori. Che sono critici implacabili e motivatori instancabili, grilli parlanti e fate turchine.Loro che assecondano come acrobati i ritmi di una scelta che è prima di tutto umana.

Buon compleanno, Read Red Road

La torta che gli Amici del Divano rosso ci hanno donato.

Finché un giorno.

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